Netflix apre le porte alla magia retrò: da oggi arriva “Luna Park” | SINOSSI & INTERVISTA


C’è ancora qualcosa del passato che può suscitarci nostalgia? L’autrice Isabella Aguilar non ci ha pensato due volte: il Luna Park. Un posto magico, scelto pure come titolo della serie tv in uscita da oggi, giovedì 30 settembre, su Netflix in tutti e 190 i Paesi dove è attivo, che dosa il giusto mix fra giovinezza e maturità, luci e ombre della nostra vita. Ma di cosa parlerà il nuovo racconto netflixiano? Scopriamolo insieme.



“LUNA PARK”, INTRIGHI ALL’ITALIANA E CAST NAZIONAL-POPOLARE


“Luna Park” ruoterà attorno a questa spazio ricreativo di Roma con lo sguardo di una giostraia sognante e ironica di nome Nora Marini (Simona Tabasco) che scoprirà in un susseguirsi di intrighi e misteri la vera identità della sorella allontanata sin dalla tenera età, interpretata dall’esordiente romana Lia Greco, nei panni di Rosa Gabrielli. Attraverso 6 episodi di circa 50 minuti, la nuova serie tv italiana svolgerà un’azione formativa per le due giovani, completamente agli antipodi sulla scala sociale (ricordiamo infatti la collocazione agiata di Rosa nella Roma bene) ma unite inconsciamente da un legame gemellare più forte di tutto. Attorno a loro, un cast di tutto rispetto, dai familiari delle giovani che spaziano dal papà vedovo e apprensivo di Nora Antonio (Tommaso Ragno) che rappresenta l’essenza del mestiere, fulcro onesto e irremovibile della categoria sulla quale radica interamente la sua vita affettiva e sociale alla nonna forte e indipendente Miranda (Milvia Marigliano) e allo zio cosmopolita Ettore (Mario Sgueglia). Dall’altra parte la Roma ambiziosa dei Gabrielli, dal volto iconico di Paolo Calabresi nei panni del papà costruttore Tullio, abile a espandere con le sue doti comunicative la sua potenza edilizia nella Capitale a quello malinconico di mamma Lucia (Fabrizia Sacchi), in pena per la figlia scomparsa ma chiusa nella gabbia dorata dalla quale fugge solo per piccoli hobby, fino alla leggerezza del fratello al fratello scapestrato Giggi (Guglielmo Poggi) che sarà l’icona del sogno televisivo vissuto nel Dopoguerra da migliaia di giovani. Al di fuori emergono i Baldi, fratelli di sangue e di professione (quello maggiore Matteo, alias Edoardo Coen, aspira al giornalismo d’inchiesta su fili comunisti, mentre il minore Simone, ovvero Alessio Lapice, aspira al fotoreportage) che dimostreranno invece il conflitto interno vissuto nelle famiglie, tra chi si allinea al pensiero patriarcale e chi se ne distacca, fino a toccare le sottili corde congiunte dell’amore…



“LUNA PARK”, QUADRO INASPETTATO DELLA DOLCE VITA: L’OPINIONE DELLA CREATRICE ISABELLA AGUILAR


“Dove vorresti ritornare?”, chiede Netflix. E Isabella Aguilar, forte del teen drama “Baby” e dell’esperienza decennale dai “Cesaroni” a “The place”, risponde gli anni ’60. Ma da un’ottica diversa, ironica ma al tempo stesso introspettiva: quella di un parco divertimenti. Infatti qui avviene tutto con grande rapidità, come se fosse una sola giornata vissuta al suo interno, ma allargata di citazionismo e di contraddizioni emotive che sorprendono. “Io l’ho raccontato” – ci confida in un’intervista svolta poco prima del lancio “perché ci andavo da piccola e lo adoravo, ma anche perché rivendica la perdita d’innocenza che tutti noi viviamo crescendo e soprattutto dosa luci e ombre delle nostre vite”. E infatti il raggio si estende inevitabilmente sull’epoca scelta, fra boom economico e seguenti anni di piombo, come se quegli “anni pieni di lucentezza covassero il germe di una bolla sovversiva e di disagio che stava per esplondere”. Non a caso si toccano pure le corde politiche, quel desiderio anarchico vissuto da alcuni personaggi che allinea ancora di più a queste rivendicazioni che da lì a un decennio sarebbero emerse in maniera massiccia. Per fare ciò l’autrice romana si è avvalsa di “studi incrociati” relativi alla Dolce Vita, riprendendo capitoli cinematografici ma anche storici che superassero l’empasse odierna da parte di molte produzioni nel racconto seriale di quei giorni: “forse c’è tutt’ora una grande inibizione proprio per come quegli anni fossero dorati e intoccabili ma è necessario mettersi in gioco e superarli”. Da qui infatti i forti parallelismi e giochi di rimando che emergono nella storia verso l’oggi, come quella necessità di comunicazione visiva, tangibile, concreta che superi l’empasse creato ieri dalla guerra e oggi dai mezzi tecnologici.

In pratica Netflix si tuffa nella storia italiana, facendo retrocedere ancora una volta le produzioni prettamente televisive, con un prodotto vintage e nostalgico che potrebbe stupire ancora una volta il pubblico nazionale.


Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).

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