“Il canto degli abissi” di Valentina Piazza. Un viaggio in Scozia tra creature misteriose e amori voluti dal mare

“Se mai vi capitasse di volare sopra le isole Flennan, a Nord-Ovest della costa scozzese, avrete la possibilità di lasciar scivolare lo sguardo fino alla più grande fra esse: Eilean Mor. In questo frangente, notereste di sicuro la strana forma dell’isola che vi apparirà come una mano mostruosa, con gli artigli ancora affondati nelle acque fredde e impetuose dell’oceano, pronta a strappare e ghermire , malgrado l’apparenza innocua. L’intero arcipelago è composto da sette isolotti non molto estesi, soprannominati “I sette cacciatori” per via della moltitudine di morti caduti tra quelle acque burrascose.”

Inizia così, con una parentesi che descrive, avvolgendola con un alone di mistero, l’ambientazione, il libro nuovo di zecca di Valentina Piazza, l’autrice trentunenne che ammalia con la sua scrittura ricercata, con la passione per la Scozia e con le sue storie misteriose e originali.

Siamo nel 1900 e James Ducat è un marinaio. Non desidera famiglia, non ha legami con quella che è la terra ferma.

È un uomo di mare, James, non saprebbe vivere in altro modo. Quelle onde spumeggianti lo chiamano a sé, lo affascinano e gli danno un motivo per svegliarsi la mattina. Solo ondeggiando su un’imbarcazione si sente vivo, si sente bene, nel suo essere, sebbene sia un uomo schivo e a tratti scontento. È come se gli manchi qualcosa, al bel James. Non conosce l’amore, non sa cosa vuol dire abbandonare mente e corpo a un altro essere vivente. Non conosce l’amore, ma presto una forza inarrestabile gli rapirà occhi e anima, portandolo in un vortice di pazzo desiderio, di estremo bisogno.

“Era stato l’eroe che aveva salvato la Golden hand dal suo pazzo capitano, ma, nel profondo dell’anima, restava comunque un uomo diverso, un emarginato, un impavido innamorato solo del mare che, per quanto si sforzasse, non sarebbe mai stato in grado di adattarsi a una vita ordinaria.”

Tra i marinai, spopolano credenze tra le più disparate. James ascolta le teorie stando sempre un po’ alla larga da tutto quello che non trova logico. È una persona pratica, Ducat, e non si fa impaurire dalle storielle che sente dai compagni, storielle che sanno di bar e di alcol e un po’ di pazzia – la stessa che il mare, di quando in quando, può regalare –. Però… però nella sua vita di cose improbabili, senza spiegazione e allo stesso tempo inquietanti, be’, lui ne ha visto. Con i suoi occhi.

Il mare ha un’anima? Può forse comprendere le intenzioni degli uomini? Si domandò Ducat, mentre ritornava sui propri passi, contrastando la tempesta. Non si diede una risposta, ricordò solo quel suo compagno che all’improvviso si era arrampicato su una fune e, con noncuranza, si era lasciato cadere nell’oceano, senza parole di addio , ponendo fine a una vita travagliata.”

Non sa a cosa credere, in effetti. Cosa nasconde il mare? In quelle acque nere come la pece cosa si nasconde? Ha sentito di squali enormi assetati di sangue. Tempeste che reclamano morti. Grosse onde che rubano il respiro e il corpo. E non solo. Ha sentito anche di donne non veramente donne, donne del mare con pelli chiare, squame brillanti e lunghe chiome che ondeggiano insieme alle onde, che si muovono nell’acqua con movimenti sinuosi. Donne non belle ma di un fascino cui non si può dire di no, cui non ci si può opporre. Donne che cantano e che ammaliano. Donne che paiono angeliche finché non mostrano i denti aguzzi e discontinui, specchio della loro essenza, un’essenza spaventosa e bellissima.

“James l’aveva osservato credendolo un emerito pazzo. Quando fece per andarsene, Chase lo richiamò con sguardo assente. «Non vedi com’è bella? Non senti quel canto che risuona dagli abissi in una melodia celestiale? Il mare mi chiama, marinaio, ormai gli appartengo. Appartengo a lei…»”

Poi un giorno si trova a fare da sovrintendente al faro di Eilean Mor. Con lui, altri due compagni. Il giovane McArthur e il vecchio Thomas Marshal. Lì, in quell’isola maledetta e circondata da un alone di mistero, si troverà a mettere in pericolo se stesso e gli altri due uomini.

James è un uomo di mare, ho già detto, per il mare vive. Per il mare sogna. E come può un uomo così resistere a una creatura che, come lui, trova la sua ragione di vita in quelle onde salate?

Giorni nostri. Nelle vene di Morgan Ducat, il sangue del predecessore, James Ducat.               

È una psicologa specializzata in criminologia, Morgan, ed è vissuta sentendo le storie del nonno. In particolare, una l’ha sempre ammaliata: la sparizione di James Ducat, fratello del nonno, e di altri due uomini dall’isola di Eilean Mor. Vuole fare chiarezza, sente nel suo cuore che un mistero è ancora lì, in attesa di essere svelato.  Si fa accompagnare nell’impresa dal direttore della Northern, il freddo e scettico Jacob Hollsen.

 “La scala a chiocciola. La fisso dal basso verso l’alto e tremo all’idea di salire, non per paura ma per l’emozione. Ho immaginato quella scala milioni di volte nella mia testa grazie ai racconti del nonno ed adesso eccomi qui, con un piede sul primo piolo, pronta a salire.”

Ai due, l’arduo compito di spiegare quella misteriosa sparizione. Riusciranno l’intrepida Morgan e il gelido Jacob a sbrogliare una matassa vecchia cento anni?

Il libro di Valentina Piazza è un libro che parla d’amore ma non nel modo in cui siamo abituati a sentirlo. Un amore quasi malvagio, magico e fatto di canti che fanno perdere il senno e di mare che lambisce il corpo portandolo negli abissi più cupi. Un amore sbagliato… Ma giusto, allo stesso tempo (e chi può stabilire cosa lo sia e cosa no?). Un amore cui non ci si può opporre.

Piazza prende un mito trito e ritrito e lo trasforma in una perla rara, gli avvolge sopra una storia originale e rapisce portando chi legge dritto in una Scozia antica, in un lembo di terra dimenticato da Dio e ostile agli uomini. Poi torna al presente e, nello stesso modo, prende il lettore per il colletto e lo obbliga a immaginare tutto, a calarsi nella storia e a diventare preda esso stesso del mare. Tempeste – non solo esterne, di tempo, ma anche interne, tempeste del cuore insomma –, giochi di luci, misteri.

«Ascolta la nostra storia, fidati del mare e accogli il suo dono. Il nostro è un dono prezioso, Morgan. La cappella è il testimone silente, le braccia della terra ti diranno chi sei. Cerca nella terra, lontano dal mare».”

L’autrice, come spiega alla fine, ha basato la sua storia su un fatto realmente accaduto, la sparizione di tre marinai dall’isola di Eilean Mor. Secondo le conclusioni ufficiali – scrive – i tre uomini furono trascinati nell’oceano da un’onda anomala. Ha riportato, adattandoli in traduzione, anche i passi reali dei diari e ha lasciati i nomi originari.

 

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.