Giornata Internazionale del Velo: impariamo a dar maggiore attenzione a ciò che lo merita, prendendo esempio da Nazma Khan!

Tra i tanti avvenimenti accaduti nell’ultimo mese, sicuramente avrei dovuto concentrarmi sull’improvvisa crisi governativa innescata da chi è alla continua ricerca del potere e, nel tentativo di accaparrarselo, riesce puntualmente a lasciarselo sfuggire dalle mani, Matteo Renzi insegna, o magari, avrei dovuto dilungarmi sulla fiera delle ovvietà del Grande Fratello Vip di Alfonso Signorini e sulle inutili opinioni di molti degli inquilini della casa più spiata d’Italia, ma non lo farò! Questa settimana preferisco di gran lunga concentrarmi su qualcosa che senza ombra di dubbio meriterebbe maggior attenzione.


A partire dal 2013, ad esempio, il 1° febbraio di ogni anno si celebra la “Giornata Internazionale del velo”, istituita dalla giovane statunitense originaria del Bangladesh Nazma Khan, per invitare le donne, musulmane e non, ad indossare per un giorno il velo islamico, combattere ogni forma di discriminazione e per ribadire come questo debba essere frutto di una libera decisione e non di un’imposizione data dal controllo sociale. Il velo, da sempre, rappresenta per alcune un dovere, non una scelta, almeno questa è la concezione che ha spinto molte donne per secoli ad indossarlo. Il suo non utilizzo era visto, e in alcuni Stati purtroppo lo è ancora oggi, come una totale mancanza di pudore, mentre indossarlo era (ed è) simbolo principalmente di obbedienza e sottomissione ad una società retrograda e maschilista, e questo al di là del proprio credo. Viviamo in un mondo intrappolato all’interno dei limiti che si autoimpone, etichette e stereotipi privi di alcun fondamento, dettati dalla paura dell’altro, da quella avversione irrazionale che genera il diverso. La verità è che la diversità ce la siamo inventata noi, perché alla maggior parte fa comodo, ma sono le peculiarità che ci contraddistinguono a renderci tutti ugualmente unici. Uomini, donne, PERSONE, esseri umani, perciò dovremmo cercare di restarci, sia “esseri” che “umani”, scegliendo la libertà per noi stessi senza limitare quella altrui. A tal proposito, mi meraviglio di come molti personaggi che popolano il piccolo schermo e le vette social non abbiano fatto nulla, nemmeno speso due parole in merito con un semplice selfie, tentando di sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica di così grande rilievo, specialmente coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la discriminazione e ancor peggio quelli che la tirano in ballo inutilmente pur di far parlare di sé. Si è sempre pronti a sfoderare bei discorsi per ottenere consensi, ma ci fosse una volta che si faccia qualcosa di concreto affinché si cambi realmente. Ci ritroviamo in una società bendata, che non vuole né vedere né sentire, in cui l’avvenenza conta più della sostanza. Io sono un uomo, e il velo l’ho messo per tutte voi, perché, seppur nel mio piccolo, voglio credere che un cambiamento possa ancora avvenire!

Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie.Nel 2016 partecipa con Tina Cipollari alla V edizione del reality show Pechino Express in onda su Rai2 formando la coppia degli Spostati. Dopo Furore (tornato in onda in prima serata su RAI2 nel marzo 2017) 
è tra gli ospiti del nuovo esperimento sociale in onda su Rai4 Social House. Attualmente è impegnato in una missione segretissima a favore della pace nel mondo. Web: www.simonedimatteo.com

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