Rino Gaetano Day, l’ossimoro musicale che abbiamo bisogno di vivere ogni anno | REPORTAGE

Vicini alla tragedia, lontani con le emozioni: il 2 Giugno è un ossimoro musicale interno al nome “Rino Gaetano”. Da circa 12 anni, infatti, la data di morte del celebre cantautore calabrese è sinonimo di memorial, festa, omaggio per le vie di Roma che lo hanno ospitato fino all’ultimo tragico respiro. La location, quest’anno, è cambiata ed è una novità oltre lo stop pandemico che (forse) verrà adottata pure nel prossimo raduno quando Conca D’Oro, zona periferica di Roma sempre nel cuore di Montesacro, lo potrà omaggiare nell’arena pubblica prossima all’apertura, intitolata a suo nome. Intanto è stato il Sessantotto Village, in zona Talenti, a prendere il testimone di quella storica Piazza Sempione, a due passi dalla casa di Rino Gaetano, spalmando l’evento, giunto al dodicesimo anno, in due serate speciali con la consueta Rino Gaetano Band.

“La piazza ospitava gli amici e i fan di Rino in un altro modo – ci confida prima di salire sul palco Alessandro “Greyvision” Gaetano, nipote e promotore assieme a mamma Anna di questo memorial annuale – mentre qui abbiamo potuto dare più chance di ospitalità a tutti”. Infatti tra ieri, giovedì 2 e oggi, venerdì 3 giugno, “le scalette non cambieranno di molto se non per gli ospiti presenti (ieri Tricarico e NaElia, oggi Andrea Strange e Rachele Bastreghi ndr)” ma si punterà a ovviare anche ai disagi logistici che, inevitabilmente, sono nati in un’area ad accesso limitato (si stimava infatti un accesso massimo di 5.000 persone) rispetto al bagno di folla che è giunto negli scorsi anni fino a 20.000 presenze dal territorio e non solo. Ma Rino, ovviamente, non è soltanto icona musicale ma pure ispirazione artistica: Greyvision, ad esempio, ha scrollato la sua pagina Instagram per mostrarci il suo hobby rivolto alla fotografia e come essa possa rompere le barriere con la musica, un po’ come lo zio ha rotto gli schemi con i suoi testi anticonformistici: “c’è chi non sa come occupare il tempo d’attesa e chi invece lo vuole superare con l’arte”, una massima per far capire la cognizione a tutto tondo della famiglia Gaetano. E gli attimi di questa sera in terra romana son stati riempiti da urla a squarciagola da chi, assiepato dal primo pomeriggio con i teli sull’erba, non voleva perdersi la festa per Rino. Quell’artista che lo stesso Ivan Almadori, voce e chitarra acustica della celebre cover band, definisce dal palco “troppo avanti“, ancora indecifrabile e forse comprensibile soltanto quando superati anche noi stessidalla morte. E la prima conferma arriva proprio dalla riabilitazione postuma dell’artista di Crotone, scomodo e talvolta oscurato dal mainstrean e poi avvalorato dalla generazione libertina degli anni ’90 fino ad oggi, quando rimane ad esempio uno degli artisti più ascoltati su Spotify.

A gestire i tempi ci ha pensato quest’anno una cantautrice in rampa di lancio, Mille, ricucendo musicalmente il legame con Rino attraverso la performance di “A mano a mano” e a livello organizzativo con la mera presentazione degli ospiti alla Antonella Clerici (per ritrovare i suoi riferimenti raccontati nelle stories prima dell’evento), dando modo di far parlare ancor di più la musica anziché la retorica. L’abbiamo notata lì, sempre abbottonata nel suo stile vintage che ieri sera faceva ancor più pendant con il clima amarcord, carica d’adrenalina ma col sangue freddo nei confronti di un ruolo inedito svolto egregiamente.

Tra gli ospiti presentati NaElia, giovane emergente intravista a Musicultura e Tricarico, volto storico e portavoce del suo stile con la cover “Escluso il cane” dal 2011. Lui, in particolare, lo abbiamo ascoltato a luci spente, lasciando vivere ancor più intensamente la serata di ieri, fra ascolto e canto. Ma cosa si celava dietro quell’intensità emotiva del backstage, come ha vissuto questa giornata “gaetiana”? “Nel pomeriggio ho passeggiato per le vie dove Rino viveva, riflettendo su come avesse potuto scoprire, vivere e coltivare il suo talento indipendentemente da tutto. La sera, poi, ho percepito l’amore e l’affetto di tantissime persone, simile a un vento che dal mare giunge verso alla terra, portando refrigerio dopo un caldo e afoso giorno estivo e ho capito come Rino sia stato in grado di rendere momenti condivisibili in eterni, perchè le canzoni, quando son fatte con amore, sincerità e maestria, diventano così”

Non stupisce insomma gli sguardi al cielo, per guardare quel “cielo sempre più blu”, i salti durante “Gianna”, la festa attorno “Nuntereggae più” e le intonazioni all’unisono di “Sfiorivano le viole” e “Aida”, quasi come momenti eterni che si ripropongono in un turbinio annuale, in quel tragico e al tempo stesso dolce 2 Giugno che Rino si è preso, al pari della Repubblica Italiana.

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).

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