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“Se camminare fa troppo rumore” di Giusi D’Urso | RECENSIONE

Andare avanti e indietro è un camminare nervoso. Un portare i passi alla propria ansia, equipararli all’insonnia dei pensieri. Farne un tutt’uno nella speranza di trovare quiete. Nel portarsi da un punto all’altro e viceversa si trascinano anche i ricordi lungo il solco della disperazione che annacqua il tempo rendendolo vicino, presente, quando invece appartiene a lancette irripetibili. Si può scivolare nella follia se calpesti cose rotte perché ci vivi dentro senza saperlo spiegare. Allora, non riconosci niente. O meglio, ti è perfettamente chiara la differenza delle cose dando ad esse un nome preciso, ma senti che non ti appartengono più. Le prime avvisaglie arrivano senza farti intimidire, poi quei momenti bruciano in un’intimità che sfilaccia ogni messaggio di apertura verso il prossimo. Ti chiudi. Non sopporti niente e nessuno. Sei la condizione di ciò che hai assorbito in passato, trasformata dai silenzi e dalle lacrime altrui che hai dovuto ascoltare e annegare. La memoria è un peso, a volte. Ti restituisce la dignità perduta, ti strappa alla ribellione che si innesca quando non trovi pace, ti sputa l’asprezza della vita. 

In Se camminare fa troppo rumore di Giusi D’Urso sei chiuso in una stanza, dove Sofia si sente sicura. La protagonista ricompone la sua storia tra l’alternarsi di lucidità e di delirio. I suoi anni sono fatti di traumi e di fatiche in una città, Pisa, che non ama, che sente inospitale. Alcuni ricordi le costano fatica perché segnano il peso di una famiglia, la sua, patriarcale. Con il tempo, Sofia, avverte un disagio. Non solo sociale, ma anche psichico che la porta ad un continuo conflitto interiore.

Il romanzo è toccante. La scrittura è dolorosa, piena di tanti significati lasciati anche sottotraccia ma che il lettore, attento, coglie in modo chiaro.

   

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Giornalista, recensore professionista.

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