Un Natale, una famiglia, un grande amore e tre oche: “Meno cinque alla felicità” della Bramati

Costanza Moretti vive a New York, lavora per un importante giornale economico-finanziario e ha una relazione con il capo – lo stesso che tutte le stagiste guardano con occhi a forma di cuore –. La sua vita è perfetta, no? No. La sua relazione è scialba, non è bella e forte e anche un po’ folgorante come lei desidererebbe.

Se è vero che l’amore è fuoco che arde e che brilla, che riscalda e che un po’ brucia anche, lei e Pierluigi sono, ehm, un po’ spenti. Un po’ freddi. Un po’ lontani. E da sempre, mica solo nell’ultimo periodo. Inoltre la sua famiglia, a Verate, è un po’ strana. Dopo la morte del papà, la Roccia, sopraggiunta qualche mese prima, gli equilibri sono un po’ incerti, le voci tristi, le parole meno cariche di emozione. La Trattoria Moretti è nelle mani della madre e della sorella Eleonora, ma lei non è convinta del “va tutto bene” che le arriva tramite telefono dall’altro capo del mondo. Insomma, a Verate accade qualcosa, qualcosa di negativo e Costanza vuole tanto capire cosa. Inoltre nella sua testa gira costantemente una voce conosciuta. Il papà le parla. Non può andare via, le spiega, perché ha una missione. Una missione importante. Si sa, i morti non lasciano mai questa terra con un compito in sospeso e il signor Pietro deve sistemare qualcosa. Proprio Costanza lo aiuterà in questo arduo compito.

È con tutto questo che le balla nel cervello che Costanza, malgrado Pierluigi non sia per nulla d’accordo, prende un aereo, direzione Italia. Mancano cinque giorni al 25 dicembre e lei ha un mare – un mare! – di cose da fare. Deve organizzare il Natale, scoprire perché il papà è sospeso tra vivi e morti e dare uno scossone alla sua famiglia, farla tornare al sorriso. Tutto questo tra tre oche bianche un po’ ostili – solo a lei, però –, mille decorazioni e un muratore (o forse no) estone, Andrej, affascinante e un po’ misterioso.

Virginia Bramati tesse queste storia con grande maestria.

Ci dona la neve – e chi mai non si è innamorato della neve, o innamorato grazie alla neve – e un bianco Natale da salvare. Ci dona una grande storia d’amore che nasce perché è destinata a esistere – ah, il magico destino! –. Ci dona un lieto fine da favola. E ci dona anche il sollievo di pensare alla morte in modo diverso, più sano, magari magico – perché no – ma anche la consapevolezza che alzarsi è necessario, che la vita deve vincere, che bisogna riprendersi.

E ci dona molto di più… la forza di una famiglia. Dell’amore. Del Natale.


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Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.