Chiara Parenti e il suo nuovo libro, “Per lanciarsi dalle stelle”: come rinascere partendo dalla paura

Nel giorno in cui il suo mondo finisce, Sole va a lavoro. Oggi come ieri, come – pensa – domani.

Non sa quanto quel giorno cambierà la sua anima nel profondo. Non sa quanto la sconvolgerà, mettendo in gioco tutto quanto, scombinando i pezzi di un puzzle costruito diligentemente, un puzzle dove non c’è spazio per paura, per avventura e per emozione. Non sa quanto quel giorno, un giorno infausto e senza pietà alcuna, la cambierà.

Presto Sole, davanti allo specchio, non riconoscerà quel viso, quegli occhi, quel cuore.

Con il naso infilato nel suo libro preferito, Orgoglio e pregiudizio, e sognando il suo Mr Darcy, Sole non ha mai vissuto davvero. Il timore è sempre stato la chiave, l’unico vero motore della sua vita. Lavora nello stesso supermercato da sempre. Non si è iscritta all’università perché l’idea degli esami la paralizzava. Non ha viaggiato per non rischiare di sbagliare. Sono mille le cose che non ha fatto perché bloccata dall’ansia. La sua migliore amica, Stella, invece ha vissuto di eccessi di felicità, di emozione, di sentimento. Di amore vero, quello che fa illuminare gli occhi, e di mondo intero.

Così diverse, Stella e Sole, eppure così unite.

Nel giorno in cui il suo mondo finisce, Sole scopre che la sua migliore amica, il suo faro nel buio, la sua ragione per sorridere alla vita, è morta. E non solo non ha avuto l’occasione per dirle addio, no di certo, ma non si è nemmeno fatta perdonare. Un violento litigio è l’ultimo ricordo che le resta di quella ragazza così briosa e solare, di quella ragazza che l’ha sempre spinta a volare alto, a spiegare quelle ali per assaporare il cielo, a lanciarsi per assaggiare la vita.

Mentre la morte, inesorabile e maligna, raffredda il viso della super Stella, anche Sole batte i denti: l’ondata di gelo ha preso anche il suo corpo.

«Un ribaltamento dell’anima. Aghi incandescenti che ti si conficcano nel cuore, il gelo che paralizza ogni cosa. Ora capisco perché si dice che la scomparsa di qualcuno è come una vera e propria fine del mondo. Sì, perché non è solo la persona che amiamo a morire, ma finisce anche il mondo, unico e speciale, che insieme a quella persona avevamo creato e che senza di lei non potrà più esistere.»

Ma, nel giorno in cui il suo mondo finisce, Sole prende anche una decisione. Stella gliel’ha scritto in una lettera, d’altronde: deve vivere, deve godere di tutto ciò di cui si è privata fino ad ora. Deve sognare anche lei.

«Ho ancora paura dei fantasmi. E anche dei piccioni, delle montagne russe e della verità. Ho paura dei sogni che tanto non si realizzano, ma a volte ho paura anche di quelli che si realizzano. La solitudine mi terrorizza. Ho paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza brava, o bella, o intelligente […] Stella ha… Stella aveva ragione.»

Sbloccata dalle parole della sua amica che, giunte dopo la sua scomparsa, hanno il sapore agrodolce della verità, di una scomoda verità, Sole inizia a maturare l’idea di un progetto. Sonda tutto quello che nella vita si è persa, ciò a cui ha rinunciato, e si fa coraggio. Stila una lista e decide: per cento giorni affronterà una paura al giorno, malgrado gli occhi lucidi, malgrado l’ansia e malgrado gli occhi delusi di sua mamma, occhi che non vogliono capire, vedere, metabolizzare la realtà.

«Comincio a pensare a tutte le cose che avrei voluto fare e che non ho mai fatto, a tutti i sogni che ho stipato in fondo al cuore, tra gli scaffali di quel piccolo supermercato, a tutti i desideri cui ho rinunciato perché sapevo che non si sarebbero mai realizzati.»

Accompagnata da una ragazzina di dieci anni più giovane che è un po’ il suo riflesso e da molte altre persone che credono in lei, Sole cercherà di vincere le sue paure più grandi. I suoi nodi irrisolti. Le sue pause dalla giovinezza.

Chiara Parenti ci trascina in un mondo che, oltre ad essere il suo, è un po’ il mondo di tutti noi.

Un mondo dove la morte, cattiva, si porta via una persona amata e insieme a lei un pezzo della nostra anima, lasciando solo i cocci del suo passaggio sventurato e i resti di un’esistenza vissuta e rubata troppo presto.

«E ci sono i resti del suo passaggio. Le tazze a forma di piede, dei cuscini scomodissimi con stampe di animali un po’ mitologici e un po’no, presine per la cucina ricoperte di cactus.»

Un mondo dove per sorridere di nuovo bisogna affrontare la tempesta, cercando di non vacillare malgrado lo smarrimento. Il dolore, ci spiega, lento e silenzioso, è una tappa per raggiungere la serenità, l’unico modo per uscire fuori dal tunnel cupo e buio della tristezza. È la sola via per la rinascita.

«Ma se lo lasciamo fluire e lo ascoltiamo fino in fondo, ci accorgeremo che la voragine che scava dentro di noi non è mai un vuoto a perdere.»

Un mondo dove l’amore idealizzato, quello sognato e bramato per anni, forse non è all’altezza di quello reale. Di quello vero che nasce per caso, da un dipinto o da un sorriso. Di quello che non ha granché da spartire con una pagina scritta cento anni fa ma che ha bisogno di un capitolo nuovo per essere raccontato. Di quello che ha solo voglia di sbocciare, di raccontare una storia che sia originale. E bella. E magica anche, perlomeno un po’.

Ma, soprattutto, Chiara Parenti ci trascina in un mondo dove tutto si può cambiare. Dove tutto si può ribaltare. Dove si può diventare grandi a forza di lacrime e di risate. Dove ci si può vestire di stelle e volare nel cielo. Non è facile, non è veloce.

«Costruire un mondo nuovo è difficile. Ho capito che si tratta di sostituire vecchi pezzi di te con pezzi nuovi. Ma sono, appunto, nuovi: non li conosci e non sai dove vanno, come incastrarli, per cui magari combini dei pasticci e devi disfare tutto e ricominciare da capo.»

Costruire un mondo nuovo è un po’ come un salto nel vuoto. Con il paracadute. Per lanciarsi dalle stelle. E Chiara Parenti, in quel paracadute, ci trascina anche noi.

Insieme a Sole – e indirettamente insieme a Chiara e alla sua penna magica –, affronteremo i nostri fantasmi, i nostri ragni e i nostri blocchi. Affronteremo i nostri passati burrascosi e i nostri futuri tutti da sognare.

E, soprattutto, affronteremo i nostri presenti. Il nostro ora che aspetta di essere vissuto a mille.

 


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Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.