Ci vorrebbero meno mimose e più UOMINI, ma anche più DONNE|Le riflessioni di Simone Di Matteo

Giorni fa un uomo saccente, mentre disquisivamo sulla pessima condizione in cui siamo tutti insieme finiti passivamente, disse: “Quando si arriva alla fine, l’importante è chiudere il libro, e ricorda, questo è solo un nuovo inizio, l’ennesimo viaggio che avrai modo di raccontarti e raccontare”.

Sono numerose le parole che si ascoltano, tante altre quelle che si dicono, e troppe altre ancora quelle che si scrivono, il più delle volte inutilmente.

Se le parole fossero accompagnate dai fatti, allora sì che avremmo tutti delle bellissime novelle da poter narrare.

La Storia insegna, questa è solo una delle tante e vecchie bugie che amiamo ricordare. La Storia al massimo si ripete, in fondo ogni cosa è ciclica, l’onda è la forma più essenziale di creazione esistente, e nel replicarsi, andando avanti, non si può che peggiorare.

Il mai una gioia è il motto identificativo del nostro secolo e l’ipocrisia, il più conosciuto e sdoganato atteggiamento morale che inequivocabilmente ci contraddistingue, non porta quasi mai nulla di buono e, per quanto possiamo illuderci, questa è soltanto un’abile pittrice incapace però di dipingere autoritratti.

Dal 1977 l’8 marzo si festeggia La Festa della Donna, per come la conosciamo, nata per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche raggiunte, sia le continue discriminazioni e violenze di cui le donne, per lunghi anni, sono state vittime, e sfortunatamente lo sono tutt’ora.

Una ricorrenza tanto celebrata quanto quotidianamente dai più dimenticata

Dal passato si dovrebbe imparare per evitare di commettere gli stessi errori, e non prendere esempio da essi. Al massimo prendete spunto da me.

L’Italia è un paese che gode della forza motrice delle donne, dalla tv alla politica passando per le mura domestiche, e sono molte quelle che portano avanti la loro battaglia, acclamando ed esaltando la figura femminile, basti pensare alla pubblica lotta ormai decennale intrapresa da Barbara D’Urso, scesa in campo esponendosi contro ogni forma di abuso e crudeltà, grazie al coraggio, ai programmi e alla fiction di cui lei stessa è protagonista, la Dottoressa Giò (avrei apprezzato seriamente una sua nomination agli Oscar), dall’altra parte, all’opposto, figurano quelle che sono tuttavia succubi di un sistema maschilista e purtroppo disposte, pur di far carriera in ogni campo, spontaneamente, e forse addirittura inconsciamente, persino a svendere la propria dignità.

Non starò qui ad elencarvi nomi e cognomi, alcune è sufficiente fare zapping per vederle e ascoltarle, altre basterebbe fare una piccola gita fuori porta a Montecitorio!

Su quegli esseri invece che di uomo non hanno nulla, giusto la semplice definizione biologica, io ci stenderei il cemento a presa rapida.

Chi sottomette è schiavo della sua stessa mentalità, ancor più di chi viene sottomesso.

Questi sporchi individui non possono essere considerati né uomini né tanto meno animali. Sono il nulla! Il nulla sottratto al niente!

Concluderei riflettendo sulla la parità dei sessi, fortemente voluta, ma mai realmente applicata, un po’ come la nostra Costituzione, credo dunque che le donne andrebbero festeggiate, e dovrebbero loro stesse festeggiarsi, ogni singolo giorno dell’anno e, laddove fosse possibile, andrebbero liberate, semmai, da quegli stereotipi e catene che ancora le imprigionano.

Oggi siete tutti pronti a sfoggiare i migliori mazzi di mimose, senza neppure conoscerne il vero significato, che non sarò sicuramente io a spiegarvi, se proprio volete, potete cercare facilmente su Google.

A che serve ciò se poi non siamo in grado di amare e di amarle?!

Ci vorrebbero meno mimose e più UOMINI, ma anche più DONNE

Non trattatele come oggetti e, soprattutto voi, non permette a nessuno di considerarvi tali.

Non è normale che sia normale”, o almeno così dovrebbe essere. Facciamo perciò in modo, davvero, che tutto questo non sia più la nostra quotidianità. Aveva ragione l’intramontabile Anna Magnani, ed io la penso esattamente come lei, quando diceva che con il passare del tempo, conta l’essere felici, e questo dovrebbe bastarci, ma sembra davvero impossibile visto che siamo i primi a minare quell’armonia in cui tutti potremmo vivere.

Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie.Nel 2016 partecipa con Tina Cipollari alla V edizione del reality show Pechino Express in onda su Rai2 formando la coppia degli Spostati. Dopo Furore (tornato in onda in prima serata su RAI2 nel marzo 2017) 
è tra gli ospiti del nuovo esperimento sociale in onda su Rai4 Social House. Attualmente è impegnato in una missione segretissima a favore della pace nel mondo. Web: www.simonedimatteo.com

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