La ricetta teatrale di Francesco Gabbani per la musica live| Teatro Romano di Ostia Antica | RECENSIONE

“E’ permesso?”. Ecco la tipica domanda, fra serio e faceto, che spesso attendi inconsciamente di sentire da qualsiasi artista prima di entrare in scena, ma che non ti aspetti per davvero materializzarsi in un artista, per giunta diventato improvvisamente goffo e disorientato sul ciglio del palco. Già da questo dettaglio ironico, quotidiano, colloquiale, intuisci cos’ha intenzione Francesco Gabbani per il suo “Inedito Acustico”, il nuovo tour ideato per l’estate 2020 in diversi località italiane e organizzato da Vivo Concerti.

All’interno dell’affascinante Teatro Romano di Ostia Antica, il cantautore di Carrara disegna idealmente uno studio di registrazione dove confrontarsi con il padrone, ovvero la “voce della coscienza” (interpretata fuori campo da un irriverente David De Filippi). Portandoci così in una dimensione a cavallo fra teatro e musica, il concerto garantisce una seduta psicanalitica di circa 2 ore per conoscere l’amico Fritz, che altro non è che l’alter ego di Gabbani. “Cresciuto a pane e strumenti musicali”, il misterioso personaggio, escamotage perfetto per guadagnarsi la performance dinanzi alla “voce della coscienza”, vien descritto cronologicamente a musica e parole, dalla cosiddetta ghost track omonima, inedita proprio dal punto di vista di incisione in studio e dalle strofe folk strettamente autobiografiche e i suoi esordi con i Trikobalto (loro la cover blues nei primi locali “Sweet Home Chicago”) fin sù, al successo derivante dall’album “Magellano” e in ultimo “Viceversa”.

C’è tempo nell’intermezzo per ricordare le declinazioni eseguite nel suo percorso artistico verso la scrittura di pezzi per Francesco Renga e Adriano Celentano, e per ragionare sui dubbi esistenziali derivanti dall’ondata del successo, fra onestà intellettuale e asservimento alla platea, così come per psicanalizzare la realtà, dal relativismo fino all’amore, passando per humour e filosofia esistenziale. In pratica Francesco Gabbani, grato ai fan per aver mantenuto la promessa relativa alle norme anti-Covid soprattutto sui tormentoni “Occidentalis Karma”, “Il sudore ci appiccica” e “Tra le granite e le granate”, ci proietta in una dimensione nuova di live music, più soggetta alla psicanalisi degli artisti in campo, grazie alla sua innata presenza scenica, rispetto alle feste classiche a cui siamo abituati, strappando un forte applauso dai gradoni di Ostia Antica nell’abbraccio finale “a distanza” con la sua band – Filippo Gabbani (batteria), Lorenzo Bertelloni (tastiere), Giacomo Spagnoli (basso) e Davide Cipollini (chitarra).



SCALETTA:

  1. L’amico Fritz
  2. Sweet home Chicago (cover)
  3. Clandestino
  4. I dischi non si suonano
  5. Immenso
  6. Amen
  7. Eternamente ora
  8. Foglie al gelo
  9. Occidentali’s karma
  10. Tra le granite e le granate
  11. La mia versione dei ricordi
  12. Viceversa
  13. Shambola
  14. Cinesi
  15. Einstein
  16. Il sudore ci appiccica

Foto di Andrea Celesti

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).

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