Cristina Nutrizio ci racconta “Il Fuoco di Agnese”, suo ultimo libro | Intervista

Il Fuoco di Agnese è una di quelle di storie d’amore che appassionano ed intrigano il lettore, trascinandolo attraverso tutte le sfaccettature del sentimento. Un romanzo dal ritmo scorrevole, garantito dall’espediente letterario del dialogo continuo e dell’assenza di digressioni, con una trama avvincente e intricata, costruita sui sentimenti, le incertezze e i dubbi.

Una lunga confessione liberatoria quella della protagonista, grazie alla quale riesce a trovare le risposte agli infiniti interrogativi che la tormentano. Agnese è una filmmaker che si imbatte per lavoro in un artista svizzero di fama internazionale, Guccio Guarini. Lei ha alle spalle una serie di amori intrecciati, fugaci e a dir poco inutili, una serie di situazioni iniziate ma mai finite, un matrimonio fallito e tre figli, ma non per questo molla, continua a sognare. Lui è rinchiuso nel suo mondo astratto, intellettuale, che è solo apparentemente impenetrabile, una moglie e tre figli. Appare inizialmente come l’unica certezza, un porto sicuro, appagato da una vita tutto sommato tranquilla che solo l’arte riesce a scuotere.

I due si conoscono e tra loro nasce un confronto epistolare via mail, di notevole rilevanza culturale poiché i due utilizzano storie di animali come metafore per comunicare le loro sensazioni sulla vita, sulla morte, sull’amore, il tutto con non poca dose di suspense. Quando Agnese si innamora di Guccio, tutto passa in secondo piano, fino al terribile incendio in cui rimangono coinvolti e rischiano di morire. Agnese vorrebbe assumersene la responsabilità, malgrado il giudice cerchi di convincerla a non farlo e del fatto che non basta essere l’amante di uomo per macchiarsi di un reato tanto grave. Lei ha molta confusione in testa, che cosa è successo quella notte? Il dialogo con il parroco Guglielmo le sarà di aiuto per riuscire a fare chiarezza, e la verità diverrà, man a mano, sempre più evidente. Non solo per loro due.

La scrittrice, Cristina Nutrizio, oggi è un’autrice televisiva. Figlia d’arte, il padre era il celebre giornalista Nino Nutrizio, storico direttore del quotidiano «La Notte», mentre la madre Luciana Novaro, indimenticata prima ballerina della Scala dal 1941 al 1956. Laureata al Dams di Bologna in Drammaturgia e per molti anni assistente alla regia di Dario Fo e Giorgio Strehler, la Nutrizio, dal 1996, lavora in televisione come autrice e regista di programmi di intrattenimento e informazione. Da 9 anni è l’autrice di due programmi più seguiti di Canale 5, Pomeriggio 5 e Domenica Live, entrambi condotti da Barbara d’Urso.

Noi l’abbiamo intervistata…

Una vita ricca e piena di soddisfazioni sul campo lavorativo, ma altrettanto impegnativa, che cosa ti ha spinta a scrivere, ad intraprendere questa nuova avventura? È sempre stata una tua passione?
È vero, il mio è un lavoro gratificante e che mi ha sempre dato molte soddisfazioni. Quando ero una ragazza ho lavorato molti anni al fianco di Dario Fo e ho lavorato anche in teatro. Dal ‘95 lavoro in televisione e da 9 anni ormai sono autrice dei programmi di Barbara d’Urso. Mi è sempre piaciuto scrivere, scrivo per la televisione. Avevo da tanto tempo in mente una storia da poter raccontare e condividere, e alla fine ha preso forma.

È stato difficile riuscire a conciliare il lavoro con la scrittura, ritagliare uno spazio per dedicarvisi completamente?
Essendo impegnata tutto l’anno, l’unico momento, in cui la mia quotidianità è più tranquilla, è l’estate ed è stato proprio durante i mesi estivi dello scorso anno che mi sono dedicata alla creazione di questo mio romanzo di debutto.

Che cosa prova quando scrive?
Uno scrittore, di fatto, è una sorta di padrone del mondo, è il creatore di un universo in cui è lui a dettare le regole, a veicolare i contenuti e a guidare i personaggi nel loro evolversi durante tutto il corso della storia. Un grande potere e una altrettanto grande responsabilità di cui si percepisce ampiamente il peso.

‘’Il Fuoco di Agnese’’, una storia d’amore tra Agnese, una filmmaker, e Guccio Guarini, un artista. Una storia per molti versi non facile…
Quello che ho voluto fare è stato raccontare una storia d’amore tra Agnese, una donna separata sui 45 anni, in carriera, con figli, e numerose storie sentimentali alle spalle, e Guccio Guarini, un artista sposato, tra cui nasce un confronto (sì, un confronto) epistolare (via mail). Lei rimane coinvolta in un incendio e rischia di morire. Trascorre il periodo di convalescenza nell’isola di Ustica, dove incontra un sacerdote al quale racconta gli ultimi tre anni della sua vita, quelli che l’hanno portata quasi a perdere la vita. Agnese, che apparentemente potrebbe sembrare libera, potrebbe essere superficialmente considerata una donna facile, ma non è così. Ha una grande confusione nella testa, molti dubbi la perseguitano, sull’incidente, sulla sua relazione, e nella sua lunga confessione, perché è di questo che si tratta, riesce a far chiarezza. Attraverso il lungo dialogo, fatto di momenti simpatici, momenti drammatici, e di scambio con il prete, lei riesce a capire cosa le è successo.

Essere autrice di programmi che si occupano ampiamente di cronaca ha influito sulla storia?
Decisamente. La protagonista stessa rimane coinvolta in un fatto di cronaca che viene riportato dai giornali.  Una cosa molto importante, inoltre, è il fatto che la storia sia ambientata 10 anni fa. Ed è incredibile come in dieci anni le relazioni sentimentali siano cambiate. In quel periodo iniziavano a diffondersi le email, anche se ancora in pochi potevano leggerle. Non vi erano i social di oggi che ci permettono di avere tutto alla nostra portata con molta rapidità e facilità. Allora era tutto più intrigante, c’era ancora questo mistero, e cominciava così l’approccio virtuale, un approccio che in Agnese che porta ad una devastazione. Nel mio lavoro molti sono i casi di questo tipo in cui mi imbatto, storie di persone raggirate e truffate. Io credo che una relazione abbia bisogno di concretezza, di anima e corpo, altrimenti non può essere considerata tale. Bisogna fare molta attenzione.

Il libro ha riscosso un notevole successo e ha appassionato un pubblico molto vasto ed eterogeneo. Per uno scrittore, specialmente nel tuo caso essendo il primo libro, l’incertezza e il timore che magari non possa piacere sono costantemente presenti. Avresti mai immaginato un simile riscontro?
L’incertezza c’è e si fa sentire. Io scrivo per altri, per la televisione, quindi la mia scrittura e la mia professionalità sono mediate invece, in questo caso, sono immediate perché sono io che scrivo e che vengo giudicata in prima persona. Ci ho pensato tanto, non è stato facile. Devo dire che sin da subito c’è stato chi ha creduto in me, sebbene fossi un’esordiente abbastanza tardiva. Non sarei riuscita a farlo senza il conforto delle persone accanto a me che, avendo letto una prima stesura, sono stati tutti molto incoraggianti e positivi. Così ho deciso di fare il grande salto. Ho ricevuto buone critiche e ho raggiunto un pubblico ampio e variegato, dagli adulti ai bambini. Tutto ciò per chi scrive rappresenta una grande soddisfazione. Ho fatto anche alcuni passaggi televisivi ed ero davvero molto tesa. Per il lavoro che faccio, sono sempre stata io a dare istruzioni agli ospiti, a spiegare le tematiche con molta sicurezza, e trovarsi dall’altro lato è stato a dir poco difficile. Ero in uno stato di totale agitazione ma alla fine è andata bene. Adesso sono più tranquilla, il libro piace.

Cosa è fondamentale per te in un libro? C’è qualche autore a cui ti sei ispirata?
Sono sempre stata una lettrice appassionata, soprattutto da giovane. Amo tantissimo Michel Houellebecq e Ian McEwan. Ritengo che un libro debba catturare il lettore, renderlo partecipe di quel mondo e stimolare sempre la sua curiosità, mantenerla viva, e spingerlo a voltare pagina per scoprire cosa accadrà dopo, senza annoiarlo. 

Siamo solo al romanzo d’esordio, ne seguiranno altri? Ci sono nuovi progetti in cantiere che vedranno presto la luce?
Ho passato l’estate a scrivere il mio secondo romanzo anch’esso incentrato su di una relazione sentimentale ma in chiave più comica, una storia d’amore più grottesca. Tra i miei sogni nel cassetto uno sarebbe che per ‘’Il fuoco di Agnese’’ venisse scritta una sceneggiatura per una serie televisiva perché ritengo che questa modalità permetta di poter sviluppare, al di là dei protagonisti, ulteriori linee narrative, come le storie degli altri personaggi, poiché anche loro hanno qualcosa da raccontare.

Opera d’esordio, emozionante e per nulla banale, Il Fuoco di Agnese ha consacrato la Nutrizio come scrittrice di grandissimo talento e di raro spessore. Non possiamo far altro che inviarle i nostri migliori auguri per la sua prossima uscita!

Diego Lanuto

Studente di 'Lingue, Culture, Letterature e Traduzione' presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di danza, lettura, spettacolo e tanto altro!