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Sanremo 2019, la seconda serata: 12 in gara, Mannoia e Cocciante incantano l’Ariston

Come spesso accade, la seconda serata migliora rispetto alla prima e naturalmente da qui a sabato le canzoni ci saranno entrate in testa e nell’orecchio, che non significa che improvvisamente saranno diventate belle. Il profilo musicale quest’anno resta basso e di questa edizione rimarrà davvero poco.

I 12 artisti in gara stasera

Apre la serata Achille Lauro, che ancora una volta e meno di ieri convince con Rolls Royce. Incredibile che Baglioni lo abbia selezionato tra tanti. Incredibile che lui abbia scelto di salire su un palco come quello dell’Ariston che evidentemente non gli appartiene, come non appartiene al suo pubblico. Del resto va considerato che è in piena promozione del suo libro, giunto alla terza edizione in 20 giorni, per onor di verità, e che il tour dell’album -pronto in primavera- è già pianificato.

Sale poi sul palco Einar che ieri sera non ha fatto una buona impressione, nonostante vanti  tra gli autori nomi come Tony Maiello, che ci ha sempre abituato a composizioni interessanti ed Enrico Palmosi, autore dei Modà ed infatti questa canzone potrebbe essere uno dei “pezzettini” romantici che ultimamente ci ha riservato la band. Era meglio la canzone che il giovane cantante ha presentato a Sanremo Giovani lo scorso dicembre -vincendolo – e che gli ha permesso di arrivare fino a qui come Big. Einar è destinato a fare i firmacopie in giro per l’Italia. Film già visto per gli “Amici” di Maria.

Quando arriva Il Volo il pubblico in sala si scalda e a fine brano la standing ovation è collettiva e prolungata. Del resto già ieri avevano convinto e i bookmakers li danno sul podio fin dalle prime scommesse. Il pezzo non è certo Grande Amore, ma è “musica che resta”, per citare il titolo del trio e che ha tutti i numeri per posizionarsi alle vette di questa 69esima edizione.

Arriva poi Arisa, con la sua voce, che è una delle più belle che abbiamo in Italia. Peccato che abbia una canzone fin troppo originale e articolata per essere compresa anche perché su quel palco ci ha deliziato con canzoni come Sincerità, La notte e Controvento.

Uno dei veterani del Festival di Sanremo è Nek, che quel palco lo ha calcato diverse volte. E’ sicuramente una certezza per chi ama la manifestazione canora e rappresenta la comfort zone per la direzione artistica. Con Nek non si sbaglia. Resta che ci ha abituati a ben altri successi e che questa volta più che mai è qui per garantirsi la tournèe estiva.

Nonostante l’argomento sociale intenso e acchiappa applauso, Daniele Silvestri negli anni ci ha abituato alla riflessione con ironia e leggerezza e sinceramente mal digerisco il testo crudo, pesante e gratuitamente incazzato.

Convincono un po’ di più gli Ex-Otago, con una canzone tipicamente sanremese che indubbiamente serve loro per amplificare la notorietà. Peccato che le stonature dell’emozione di ieri si siano replicate anche con questa seconda esibizione.

Ghemon ripercorre le orme artistiche di Neffa e dei Sottotono e sinceramente per lui Sanremo non fa la differenza. Poteva tranquillamente continuare la sua carriera artistica seguendo il suo istinto naturale e non logiche di mercato che non gli appartengono.

Loredana Bertè resta sempre quella di “Non sono una Signora”. Strilla, stona e mostra le cosce come una ragazzina. Ma le perdoniamo tutto, perchè la canzone è bella, una delle più belle di questa edizione, e lei passerà alla storia come una delle colonne portanti della musica italiana.

E’ invece diventata una bella signora Paola Turci, elegante e probabilmente sempre più consapevole di sé come artista e come donna. Album dopo album arriva sempre più decisa nelle nostre teste e “L’ultimo ostacolo” suonerà bene in radio.

I Negrita copiano se stessi sia nella canzone che nello stile. Eppure gli anni passano anche per loro e forse sarebbe apprezzabile poterne cogliere la maturità. Se osassero farlo, ci potrebbero stupire!

Federica Carta da sola non avrebbe avuto molte ragioni per essere all’Ariston come Big. Shade, meno ancora. Metterli in coppia non significa dargli il pass di Big. Non me ne vogliano.

Gli ospiti della seconda serata

Gli ospiti di questa sera sono stati più caldi, accoglienti ed empatici di Bocelli e Giorgia.

Fiorella Mannoia è immensa. Lei, che due anni fa partecipò alla gara con “Che sia benedetta”, quando invece poteva tranquillamente essere una superospite come stasera, lei che arrivò seconda dopo Gabbani… che mi pare si chiami Francesco.

Ottima resa anche quella di Marco Mengoni seppur mi stupisca un po’ il ruolo di ospite al pari di un Riccardo Cocciante che ha alzato il livello del Festival alla prima nota di Notre-Dame de Paris. C’è però da dire a Baglioni che certi duetti non si possono fare. Un fiore all’occhiello come Margherita è di Cocciante e la sa cantare solo lui. Peccato che sia uscito oltre la mezzanotte avanzata. Tutti avrebbero meritato un momento di emozione così.

Infine lanciamo un appello agli autori del Festival: stasera è andata leggermente meglio per i tre conduttori, ma siamo ancora lontani dalla sufficienza. Ce la facciamo entro sabato?

Monica Landro

Studi classici, una laurea in Lettere e Filosofia e un tesserino dell'Ordine dei Giornalisti. Questo è il CV in estrema sintesi. Ma quello che veramente mi descrive è l'amore per la musica, per i libri, il teatro e i viaggi. Amo cucinare le torte e prendermi cura delle mie piante. Odio i calcoli matematici, le percentuali e i problemi di geometria. Amo stare in mezzo alla gente ma amo ancora di più stare con me stessa. Amo la Sicilia, i suoi colori, sapori e tramonti. Ogni volta che la vita mi sembra difficile, cerco di raggiungere uno scoglio, mi siedo e ne parlo con il mare.

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