Io (non) sono Giorgia, e neppure Taylor Mega, Vittorio Sgarbi o Francesco Chiofalo, ma vorrei sicuramente essere Vladimir Luxuria

In un’epoca di urla, condivisioni, tag e battaglie portate avanti in tv e sui social network, l’unico strumento per creare una propaganda politica efficiente pare esser divenuto quello dei meme, ormai privi della loro potenza critica e satirica. “Io sono Giorgia”, da parodia di uno slogan fallimentare a hit trash del momento di Mem&J, è un chiaro esempio dell’importanza che ha la forma rispetto al contenuto. Si fanno promesse, si prestano giuramenti, si parla per il semplice gusto di farlo e il più delle volte non importa cosa si dica, basta diventare virali, un po’ come la leader di Fratelli d’Italia che, non avendo altri argomenti su cui potersi sorreggere, ha fatto di un sconclusionato tormentone il suo nuovo rèclame.

In un mondo dove molti hanno avuto la possibilità di diventare chiunque senza però essere mai stati qualcuno, a differenza di Giorgia Meloni, io preferisco rimanere fedele a me stesso. Io non sono Giorgia, per mia fortuna, non sono una madre, nonostante abbia sette gatti e quattro topi, e anche se sono cristiano, non confondetemi con Malgioglio, nutro un’insana ammirazione nei suoi confronti, soprattutto per l’audacia nell’aver partorito certe stronzate e nell’aver finto coerenza per le sue convinzioni. Ci si può professare devoti timorati di Dio e dopo, in quell’insensata discriminazione verso il prossimo, non mostrare un briciolo di pietà?!
Non so voi, ma io sono semplicemente io, L’Irriverente quanto basta e il profondo caso mai!

Certo non sono Pamela Prati, non ho avuto il piacere di conoscere Mark Caltagirone e non sono stato vittima di una truffa amorosa, ma non sono andato neppure a consolarmi in ospitate televisive e un Corazion de vacaciones. Certe persone farebbero prima a dedicarsi alla recitazione, sono nate per fare gli attori!!!

Non sono neanche Francesco Chiofalo, e grazie al cielo aggiungerei! Dagli insulti alle ragazze oversize agli sfottò per chi soffre di attacchi panico, passando per le sue ridicole e alquanto imbarazzanti scuse. A vestire i suoi panni si rischierebbe solamente di fargli un favore!!!

Non sono neppure Vittorio Feltri, ma sembra proprio che lui voglia essere me. Non bastava Moreno Amantini a volermi privare della mia identità, ora persino il direttore di Libero Quotidiano con il suo nuovo libro “L’Irriverente”, recentemente pubblicato da Mondadori, ha cercato in ogni modo di emularmi, ma ha fallito miseramente.

Non sarò in nessun caso un Damiano Coccia, in arte Er Faina, che prima sputa in un piatto per poi, successivamente, saziarcisi in abbondanza. Da paladino della famiglia tradizionale a compagno di letto per una notte della modella transessuale Giulia Giannini. Di certi modus vivendi io ho sempre apprezzato solo una cosa, il coraggio!

Non sono Vittorio Sgarbi, e non vorrei esserlo per tutto l’oro del mondo. Un personaggio del genere, a cui di uomo è rimasta giusto l’accezione anatomica del termine, dovrebbe essere oscurato definitivamente dal panorama mediatico nostrano. Le sue più grandi qualità sono il non conoscere minimamente cosa sia la vergogna (d’altronde, non sono lontani i tempi in cui Le iene lo ripresero intento a sbrigare una piccola questione seduto sul water, il luogo ideale per chi spara la prima castroneria che gli viene in mente) e il non curarsi di ledere la dignità e la sensibilità altrui, esattamente ciò che è successo lunedì sera a Live – Non è la d’Urso. Umiliare Vladimir Luxuria in diretta tv nazionale di fronte a milioni di telespettatori è stata la pagina più brutta della storia della televisione italiana. Cara Vladimir, ti sei comportata da gran signora quale sei non rispondendo alle sue ingiurie. Non pesare tanto le offese ricevute quanto la bocca da cui fuoriescono, dopotutto, non possiamo pretendere che chiunque abbia facoltà di parola sia intelligente!

Non sono una Taylor Mega, non ho bisogno di ricoprirmi di ridicolo per far parlare di me. Ma ci si può mostrare completamente ubriachi in prima serata tra coppe di vino rosso e calici di vodka egiziana?! Per una influencer, o almeno così la definiscono, non è il miglior modo per ispirare le masse. Anziché invitarla e lasciarsi andare inermi all’ilarità del momento, non avrebbero fatto meglio ad accompagnarla al sert?!

Non sono Mattia Vazzoler ma vorrei esserlo, certe iniziative benefiche come la Onlus FAITH FOR SOCIAL che grazie alla vendita di magliette raccoglie fondi per giuste cause fanno bene al cuore e non solo!

In fin dei conti io non sono Giorgia, non sono uno dei suddetti citati, ma non sono nemmeno uno qualunque e non permetto a chicchessia di farmi passare per tale!!!

Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie.Nel 2016 partecipa con Tina Cipollari alla V edizione del reality show Pechino Express in onda su Rai2 formando la coppia degli Spostati. Dopo Furore (tornato in onda in prima serata su RAI2 nel marzo 2017) 
è tra gli ospiti del nuovo esperimento sociale in onda su Rai4 Social House. Attualmente è impegnato in una missione segretissima a favore della pace nel mondo. Web: www.simonedimatteo.com

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