“Clara e Maicol” di Vale Deidda | RECENSIONE

L’insicurezza indebolisce i pensieri. Frena anche la lingua, per non sbagliare taci. Entri in uno stato d’allarme arrossendo persino per un nonnulla. Avvampi perché non sai cosa rispondere, cosa fare, lasciando che il silenzio parli per te. Se poi, ce la fai, e sei andato oltre il limite massimo la tua presa di posizione, dopo un certo lasso di tempo, non è più interessante. La prontezza pungola sempre lo stupore. Vacillare su qualcosa fa perdere la pazienza svaporando anche la curiosità.Essere insicuri significa, tra l’altro, perdersi. Si perde tempo per decidere il da farsi, su ciò che è giusto enecessario chiedere per sè. Insomma, ci si perde in un bicchiere d’acqua. Peggio è, poi, se l’insicurezza blocca la tua strada. Perdi te stesso e ritrovarti non è così facilee scontato perché devi mettere piede dove non sei mai stato: nel rischio. Quella zona d’ombra che si nutre si incertezza prima o poi devi valicarla, nessuno può farlo al posto tuo. Puoi rimandare, addirittura rifiutarti. Il conto però ti sarà presentato ogni istante dalla coscienza. E pesa. 

In Clara e Maicol di Vale Deidda vivi il tormento di Clara che ha fatto dell’indecisione il suo punto fermo. La sua non è stata una vita facile. Orfana di entrambi i genitori quando era solo una neonata perde, da adulta, anche la nonna che l’ha cresciuta come una figlia. Clara non ha confidenza con il rischio dell’imprevedibilità, non sa muoversi. Si blocca e questo la rende insicura e timida. Conoscerà l’amore, sapendo aspettare, ma si dovrà contrarre quando ha ben chiaro il dipinto che prende forma sulla base di quello che prova e che fa per la prima volta. Eppure, non tutto è come sembra. L’emotività, che rompe gli argini dell’insicurezza, la riportano alla fragilità iniziale, ma questa volta con la giusta consapevolezza.

Intima ed evocativa la storia. La narrazione è suggestiva e lo stile pulito. Un solo colpo di scena fa tremare il lettore. Quel solo colpo teatrale, inserito al momento giusto, depista e schiaffeggia il lettore che erroneamente pensava ad un finale diverso. Chepeau. Il romanzo però ha una pecca, non esistono capitoli che dividono e che danno il ritmo al racconto. Se lo scrittore non fissa dei punti fermi da cui ripartire anche l’ordine e la forma ne risentono.  

   

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

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