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“L’eco dei tamburi di bronzo” di PhongNguyen | RECENSIONE

La vita è una preparazione per qualcosa che all’inizio si ignora. Passo dopo passo, con sconfitte e delusioni, ci si incanala verso quell’esperienza che traccia il proprio destino. Sembra assurdo che il futuro, in qualche modo, possa avere a che fare con quello che l’esistenza ci suggerisce sin dalla nascita. Quando arriva il momento, si è preparati. Non tutti, certo, lo saranno. La forza interiore cresce con te e con le cadute che subisci. Sei pronto al cambio di rotta deciso dal coraggio. Sai che non puoi tirarti indietro perché c’è tanto in ballo. Lo senti, lo cerchi e ti affanni a lasciare il segno per quel dopo che sarà determinante. Gestisci la quotidianità in vista del progetto che costruisci non solo nella mente. Alla fine i pensieri diventano azioni, vita, respiri. A volte, la partenza per un futuro diverso è segnata dalla vendetta. Si trama una narrazione decisa, forte, per riprendersi quello che si è perso: la libertà. L’esigenza di cambiare è prioritaria, urgente. Nulla deve essere lasciato al caso, all’improvvisazione. La posta in gioco è alta. Riguarda la vita che ognuno ha il diritto di scegliere. L’impegno verso se stessi come vero principio identitario non può cadere nell’oblio. Sentirsi nemico di se stesso sarebbe un patimento troppo grande da sopportare. Ciascuno dovrebbe comprendere il proprio destino, la strada sarà lunga o breve, ma non ci si può sottrarre. Per coscienza.

In L’eco dei tamburi di Bronzo di Phong Nguyen entri nella vita di due sorelle che meditano vendetta contro l’impero cinese che da decenni ha sottomesso le loro terre. Le sorelle, discendenti della dinastia Trung, sono molto diverse. Entrambe però amano e rispettano le loro antiche tradizioni vietnamite. Sono contrarie alle imposizioni confuciane e per questo si allenano tutti i giorni nella lotta e nella strategia militare per prepararsi alla conquista della propria libertà e di quella del proprio popolo. Il suono dei tamburi di bronzo accende loro la speranza. 

Il romanzo è interessante. La storia perde un po’ di fascino perché procede in modo lento. La prosa è integrae la narrazione in alcuni punti infiamma grandi emozioni.    

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Giornalista, recensore professionista.