“Il mio mal di testa” di Diana Errico: l’amore e il dolore, la vita e la morte

Sara soffre da sempre di mal di testa. Non di comuni mal di testa, di quelli che “ho preso freddo alle orecchie” oppure “ho bisogno di dormire un poco”. No, i suoi mal di testa sono estenuanti, dolorosissimi. La fanno svenire, spesso, le inibiscono le attività quotidiane, sempre. Deve mettere la vita in stand-by, Sara, quando l’emicrania la coglie. Stop a tutto. Alla scuola, nella quale è abbastanza brava, alle relazioni con i ragazzi con cui esce ma che non la capiscono, che la umiliano, che talvolta la violentano mentre lei, troppo dolorante, non può sottrarsi al loro volere. Subisce tutto, la piccola Sara, e in famiglia le cose non vanno meglio. La madre è succube di un marito ossessivo, violento, cattivo e insicuro, un marito senza scusanti che la maltratta ogni sera. Ogni mattina.

Ogni pomeriggio. In casa, l’unico barlume di equilibrio lo dà Floriana, equilibrio un po’ tentennante, certo, ma comunque valido. Da bambina, la ammira, trovandola non troppo graziosa ma carismatica, vera. Distante dalla mamma fragile come un giunco, sempre sul punto di spezzarsi. Da grande, be’, da grande la trova sexy. E bella. Così affascinante da rapirla, curarla. La sua risata – ah, che suono soave! – la perseguita persino nel sonno.

Tra le lenzuola con lei sta meglio, si ciba del suo amore senza poter rivelare a nessuno cosa vive perché comunque lei, quella donna un po’brutta ma sensuale e affascinante nel suo essere vera, genuina e viva, deve  chiamarla “zia”. Zia Floriana, ecco come in casa deve rivolgersi a lei, benché il sangue che scorre nelle vene dell’una non sia lo stesso di quelle dell’altra.

“Spengo con un soffio dieci candeline. Floriana, davanti a me, batte le mani come una bambina. Dieci anni di incontri notturni, di vacanze insieme sognate e mai realizzate”.

Con lei, con la procace e più grande Floriana, Sara inizia a gestire il suo doppio dolore, quello fisico e quello interiore, dell’anima. Ma allora cosa c’è che non va?

“Se lavoro deve essere, deve essere eccellente. Se dieta deve essere, deve essere rigida. Se amore deve essere, deve essere da favola. E la favola, a dire il vero, non mi è mai mancata. Sara, la Principessa senza Pisello. Floriana non mi ha mai fatto mancare nulla: tenerezza, sostegno,passione. Ma allora cos’è questo sassolino che non riesco a eliminare?”

Diana Errico in “Il mio mal di testa” (targato Milena Edizioni) descrive l’amore, quello potente che cura i mali del corpo e dell’anima ma anche un po’ ossessivo,sbagliato nel suo non rivelarsi mai nella sua interezza. Sara e Floriana hanno mille motivi per stare insieme ma mille sono anche quelli che bloccano lo sbocciare della loro relazione in modo completo.Si rincorrono, si scontrano e si combattono pur amandosi immensamente. Tocca anche un po’ quello che è un tabù… l’amore in famiglia. Infatti, sebbene le due non siano vere parenti, lo sono considerate poiché condividono casa e familiari.E un amore così, be’, non può non essere osteggiato.

La Errico descrive,comunque, anche la morte – con emozioni contrastanti, sentimenti di odio e di amore che si mescolano e si confondono – e l’amicizia. I meccanismi familiari. La sofferenza e la violenza.

Ma soprattutto descrive la difficoltà di dover convivere con un dolore non potendo spiegare quanto è forte, quanto è invalidante, quanto è estenuante. Ci sono tantissime patologie che mettono KO il corpo senza lasciare segni tangibili, e chi ne è affetto deve combattere giorno dopo giorno… non solo contro il dolore, che sarebbe già da solo un motivo di stress e di frustrazione, ma anche contro gli altri. Diana Errico ha reso quest’idea: Sara soffre, muore di dolore, ma non riesce a farsi credere. È tremendo, l’autrice analizza quello che è un percorso difficoltoso con una chiarezza invidiabile.

Insomma, breve ma concentrato.

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.