Nata sotto il segno della sfiga: il capolavoro (divertentissimo) di Sarah Arenaccio

Beatrice Bordin ha quasi trentatré anni, abita a Roma, è quasi totalmente incapace di scegliere capi di vestiario abbinati di colore e/o di stile ed è ostinatamente single. È proprio lei la protagonista del libro, targato Literary Romance, “Nata sotto il segno della sfiga”, di Sarah Arenaccio.

«Oddio, mi sanguinano gli occhi: come diavolo ti sei vestita?» La domanda improvvisa e carica di disgusto mi riscuote dai miei pensieri. Lo ha notato finalmente! La fretta è cattiva consigliera e io andavo veramente di corsa quando ho abbinato la mia camicetta bianca delle grandi occasioni con quelli che credevo essere i pantaloni del completo acquistato da Zara in balìa di uno dei miei rarissimi cedimenti allo shopping compulsivo, ma che, purtroppo, a mente semilucida, si sono rivelati i pantaloni neri acetati della tuta dell’Adidas, comprata il primo anno delle superiori in via Sannio e ancora fieramente e dignitosamente qui tra noi.

 

Ah, ha una madre che sembra uscita da un film di Dario Argento e un migliore amico gay, Anthony – che poi si chiama in un altro modo, ma questa è un’altra storia –, che la incita a perdere peso e a sistemarsi. E non solo dal punto di vista sentimentale, ma anche lavorativo. Betronza, come la chiama amabilmente lui, lavora come editor per una casa editrice ed è pagata una miseria; un salario desolante, quello che percepisce ogni mese, troppo esiguo perché lei possa permettersi un appartamento da sola; così, si accontenta di abitare in un appartamento con alcune studentesse.

Mi coglie una breve ma intensa crisi di panico e mi accascio sul water come la Carrà, una mano aperta sulla fronte. Più che la morte del cigno, sembro una replica piuttosto fedele di un tacchino ripieno nel giorno del Ringraziamento, ma non ho il tempo di pensare alla mia mancanza di grazia ed eleganza, ora. Ho soltanto dieci minuti per rendermi presentabile, anzi sette. Mentre applico del trucco, che risulti leggero pur coprendo le occhiaie viola che Babbo Natale mi ha portato come dono anticipato, rifletto su ciò che mi aspetta.

 

Ma un giorno, mentre lei sta andando a pranzo dai suoi genitori e dal cattivissimo gatto Bijou – soprannominato da lei Bolo Isterico per il totale e atavico odio che lo invade quando la vede – con il suo amico, nonché pupillo di sua madre, Paolo Fox dà una notizia incredibile a entrambi, direttamente dalla radio: questo pare sia l’anno della trentatreenne.

Non si tratta di un meccanismo di difesa o altro, è che non sono proprio interessata ad avere un legame totalizzante, non è una mia aspirazione personale, non fa per me. Questo non significa che non mi importi nulla del sesso, anzi. A dispetto di quel che può sembrare, la mia vita sessuale è molto attiva e appagante e, soprattutto, priva di complicazioni sentimentali. Il vasto campionario di dildo e vibratori chiusi nel primo cassetto del mio comò può confermare.

 

Mah, lei non è convinta, ma in breve si dovrà ricredere.

Non solo uno, ma sono due i ragazzi che incontra e – rullo di tamburi – entrambi sono interessati a lei e ampiamente ricambiati.

Ahi ahi, Bea riuscirà – a dispetto di tutte le previsioni – a tenersene almeno uno e a non rovinare tutto?

Tra una sorella, Bianca, perfetta – che poi la perfezione non esiste e se ne accorgerà lei stessa –, le coinquiline a tratti stronze e a tratti materne – e chi l’ha detto che queste due peculiarità non possano convivere nello stesso individuo – e clamorosi sbattimenti di capo, Beatrice Bordin crescerà, nelle pagine, maturerà. Quella che all’inizio ci sembra una specie di Peter Pan con la vagina, incapace di evolvere allo stadio successivo – sembrerebbe quasi ferma all’adolescenza – si dà una bella mossa, una scrollata, una svegliata. Insomma, smette di piangersi addosso e si prende le sue responsabilità. E, in questo modo, si riserva anche l’opportunità di essere felice.

Che poi, se lo dice Paolo Fox, che quell’anno troverai la serenità, come fai a non credergli?

Sarah Arenaccio è un portento a far divertire il lettore. Con scenette simpatiche e un linguaggio sempre molto lineare e arguto, condito quanto basta da metafore divertenti e svelto, mai statico, ci conduce, pagina dopo pagina, in un mondo che finiamo per adorare. Menzione d’onore per il primo capitolo: è uno spasso. Un libro perfettamente riuscito, che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina.

Impossibile non simpatizzare per Bea, difficile non ridere – perdonaci, Signore, perché siamo cattivi e maligni – delle sue disgrazie e della sua, appunto, come dice il titolo, sfiga.

E c’è anche un bel triangolo amoroso che ci fa pensare tutto il tempo – o quasi, perché nel nostro cuore la scelta, l’unica sensata, è una e una sola – a chi sarà l’anima gemella della romana incasinata. Chi sceglierà? Qualcuno sceglierà per lei?

Ridere, riflettere, capire: lo si fa per tutto il libro. Particolarmente reale, la vicenda di Bianca e del marito Piergiorgio: perché spesso, più frequentemente di quanto non si immagini, dietro un’apparente serenità si nascondono delle paturnie non indifferenti. Mai – mai! – fermarsi all’apparenza.

Se dovessi dare un voto, lo darei pieno: complimenti alla Arenac

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.

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