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Una Piazza in differita: la nuova moda della musica live per la tv?

Cambiano i brand, l’area no: nel centro di Roma, precisamente a Piazza del Popolo, sono tornate a innalzarsi le onde sonore dell’estate, refrigerando un’ampia platea di ascoltatori – volenti o nolenti – meno impegnati. Abbandonando, infatti, le ansie quotidiane fra le strofe, ci si è spogliati di nuovo musicalmente in abiti da mare, fra richiami alle sere d’estate e a quella nostalgia delle villeggiature di qualche decennio fa.

Peccato però che questa amarezza si sia vissuta pure nelle sorprendenti sere che si sono tenute con l’ultima manifestazione. Nonostante il calibro del brand e della produzione radio-televisiva alle spalle, l’evento estivo che richiama i migliori canzonieri dell’ombrellone ha svolto una palese pratica autoreferenziale che ha distorto completamente l’idea di live. Un disorientamento da ‘colpo di sole’ coerente quasi al periodo, che però, a mente lucida, inizia a far riflettere su un modello di concerto gratuito in piazza come un’acchiappa-pubblico a costo zero per le grandi produzioni.

Spieghiamoci meglio: se prima l’evento a Piazza del Popolo, trasmesso spesso e volentieri in fase successiva sul piccolo schermo, dava almeno la percezione di un live dal vivo, con una carrellata di hit estive, intervallate da stacchi in conduzione per rompere la barriera con la piazza, ora c’è stato un vero e proprio scorporamento delle emozioni, volte vistosamente alla post-produzione. Un macchina del “VAR” mediatica su larga scala che ha aiutato i pochi a discapito dei tanti.

Le perplessità però non finiscono qui. La diffidenza al live si respirava già dalla presentazione last minute del weekend musicale che stava per vivere Piazza del Popolo. Attraverso un annuncio a 48 ore dell’evento, gli organizzatori si sono preoccupati più di celebrare il tour itinerante’ del brand che di dettagliare le tappe. Infatti oltre alla lista di nomi e i giorni prefissati, si è vissuto il nulla cosmico. Un black-out comunicativo sia orizzontale, tra i detentori delle informazioni e gli organi di stampa in attesa di sviluppi, che verticale, fra organizzatori e pubblico, rimasto inerme davanti a un tabellone con decine di artisti in ordine sparso e senza nemmeno informazioni orarie.

Effetto sorpresa? Macché. La macchina organizzativa ha assoggettato l’intera piazza alla messa in onda delle prossime domeniche, prendendo così un pubblico sparso e per certi versi randomico che di fatto ha espresso un mood altamente straniante nei confronti di questo ibrido “live in differita”. Gli unici, per certi versi, a controbilanciare la situazione sono stati i fan di quegli artisti che hanno avuto la prontezza e la trasparenza di far sapere tra le “stories” in quale data fossero saliti sul palco. Dalla pagina del brand e dai canali della produzione, invece, nessuna novità. Zero stories, nessun accenno al live: l’organizzazione “esclusiva” ha annullato per chi volesse vivere l’evento live la possibilità di scoprire tramite i suoi canali il grande evento che si stava creando dalle prove del pomeriggio fino a tarda serata. Si è preoccupata soltanto di promuovere un concorso che, a prescindere, non ha portato a contenuti esclusivi in tempo reale che avrebbe generato anche un notevole incremento di credibilità e appeal.

Eppure, come citato in precedenza, ci sono stati casi in cui le telecamere registravano ma le emozioni – e le informazioni – si toccavano su mano, con una copertura creata su misura che sapeva generare anche un incremento d’immagine per la produzione. Stiamo parlando di apposite pagine social create per il festival, che divulgavano le prove, le emozioni nel backstage e gli sguardi di quel pubblico che davvero era presente in quel momento. Qui invece si è registrato tutto, togliendo di fatto “il bello della diretta”.

Insomma Piazza del Popolo è stata vittima di un grande loop temporale, dove l’esclusività ha fatto rima con padronanza del tempo, scindendo così il patto col pubblico in carne e ossa e con la stampa che avrebbe potuto raccontare tutta un’altra storia.

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).