“La casa di Teresa” di Melissa Turchi | RECENSIONE

Il silenzio fagocita le distanze. Più si tace più si dilatano le incomprensioni. Stando zitti ci si allontana. Soprassedere su tutto tacendo alla lunga sfianca i rapporti, soprattutto di coppia, sbrindellandoli come pezze vecchie. Tenere la bocca chiusa e la lingua a freno non è mai una soluzione giusta per risolvere i problemi o per far andare bene le cose. Tenersi tutto dentro, incassare, subire i silenzi e gonfiarli con i propri, guasta la misura dei sentimenti. Possono essere forti, solidi, si sgretolano sempre quando il silenzio perdura. Arriva un momento in cui non ce la fai più, sbotti, dici tutto quello che hai taciuto e anche di più. Non pensi al dopo, ti interessa il momento, l’istante in cui ti liberi da ciò che ti urta per poi sentirti meglio. Il dopo si creerà come ogni cosa, dal nulla. Certo, si romperà qualcosa ma meglio dire in faccia quello che si prova, quello che si deve dire una volta per tutte, per rimettersi in piedi. L’animo di chiunque può guastarsi con niente, ripartire da se stessi è sempre più difficile. L’importante è cominciare, poi tutto viene da sé. Anche la forza per farlo, essa stessa ti darà la carica non la rabbia che fa esplodere i nervi. A darti la spinta sarà la forza, inaspettata, che sale fino ad issarti sulle scelte da fare. E diventa tutto perentorio, improvviso, immediato, urgente. La scelta equivale al bene di te stesso senza compromessi, silenzi, promesse e minacce. Per te stesso, per le parole da dire, per le ore da riempire, per le paure da cancellare e per quelle a cui fare spazio.

In La casa di Teresa di Melissa Turchi respiri il silenzio che cala su una coppia di sposi. Senti addosso i loro sguardi, taglienti, respiri le loro colpe ed eviti i loro affanni. Un marito e una moglie che si ritrovano ad essere sconosciuti tra loro per conoscere se stessi. Qualcosa si inceppa, inutile fare finta di niente quando uno dei due desidera ciò che l’altro non vuole. A riempire gli spazi c’è il silenzio che inganna le aspettative e rimanda le decisioni. 

Intimistica la prosa. Il lettore diventa un tutt’uno con la storia. La vive, la sente, diventa partecipe dei tormenti emotivi, di lui e di lei. La narrazione ha anche picchi di suspense dati da alcuni colpi di scena che emergono come i messaggi nelle bottiglie che arrivano a riva come una sorpresa. Ordinato lo stile narrativo, pulito nei messaggi e nelle riflessioni.

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.