“La pistola senza padrone” di Remo Croci | RECENSIONE

La paura ti ingoia come la notte. Se non riesci a trovare subito un appiglio emotivo, ti uccide lentamente. Ti lascia senza fiato e le parole stentano finanche ad uscire. La paura paralizza. Quando senti, poi, la zaffata di pericolo allerti i sensi e aguzzi lo sguardo per avere risposte. È necessario restare lucidi, una cosa non da poco quando sei in trappola, perché indebolirti significa concedere un vantaggio a chi vuole farti del male. E il tuo sguardo si ferma. Si stoppa sul prima, su come eri tranquillo prima di essere una preda. C’è chi non ha neanche il tempo di ricordare, il buio scende subito fino a spegnere ogni cosa. Gli assassini, i criminali, non si svelano mai, se non si tradiscono o se non sono presi in contropiede. Restano invisibili, normali, insospettabili. Si mimetizzano, riescono a confondersi con gli altri ed a scomparire, questa la loro strategia, per questo sono più pericolosi. I loro disegni criminosi, a volte, ingannano gli investigatori. Il male che si annida nella loro mente assume spesso la forma più semplice delle cose. 

In La pistola senza nome di Remo Croci sei dentro ad una serie di omicidi e non puoi fare a meno di sapere chi e perché ha eliminato vittime diverse tra loro. Siamo a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, il mistero dell’arma usata per uccidere, una pistola, non dà tregua a Lampo, un insegnante in pensione con la capacità ed il fiuto dell’investigatore. A lui si rivolgono coloro che vogliono fare luce su casi che, in altre mani, difficilmente andrebbero risolti. L’investigatore privatonon si fida delle indagini, frettolose, dei carabinieriguidati dal maresciallo Peluso che chiude in fretta il cerchio per farsi bello con la stampa e con i superiori. Lampo, però, va a fondo e scopre quello che gli altri hanno tralasciato, per inadempienza o per superficialità. Fa domande, tante, si fa dire cose importanti, mezze verità, bluffando testimoni e sospettati. Segue la strada di una pistola per delineare  la scia di sangue. 

Pulita la prosa. La narrazione è lucida in ogni sua sfumatura. Il romanzo noir è ben strutturato, i colpi di scena sono piazzati nei punti giusti e nulla è scontato in un quadro in cui la suspence cresce fino ad avvolgere il lettore che si attacca ad ogni parola.  

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

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