Future Hits Live, un bagno giovanile nella musica italiana | REPORTAGE

Il vento della giovinezza accarezza dolcemente Roma, soffiando verso il futuro artistico della musica italiana. Radio Zeta, proprio ieri sera, giovedì 9 Giugno, lo ha concentrato nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, fornendo un cerchio magico dove si son ritrovati “coetanei sopra e sotto il palco”, come aveva ricordato in conferenza stampa poco prima la direttrice artistica Federica Gentile. Nel nome emblematico “Future Hits Live”, l’emittente divenuta nazionale dal 25 Maggio, ha racchiuso infatti con questa prima, storica, edizione, il valore della spensieratezza di quel target di riferimento, la Generazione Z, che voleva festeggiare l’inizio delle vacanze con le papabili colonne sonore. In particolare i ragazzi hanno sentito, dopo una scorrevole fila unica verso i metal detector, varie playlist degli artisti saliti sul palco per più di 3 ore, da quelle storiche fino agli inediti scelti a discrezione, rimanendo abbaiati da quella variegata idea di musica che tanto soffriva nelle camerette di casa durante la pandemia.

Una sequenza di generi, suoni, outfit e performance in stile radiofonico, sulla falsariga dei grandi eventi estivi che caratterizzano ormai il panorama nazionale dopo il celeberrimo Festivalbar, con una conduzione asciutta e gradevole da parte di altrettanti giovani, bravi a gestire l’emozione dei 5000 presenti. Aldilà di una defaillance in scaletta di Jody Cecchetto, dalla quale è riuscito a svincolarsi con bravura, i tre conduttori (assieme a lui Paola di Benedetto e Camilla Ghini) sono apparsi leggeri ed empatici con gli artisti, forti pure di una platea carichissima che bordeggiava proprio sotto al palco e che non vedeva l’ora di assistere a qualcosa di originale, inaspettato, eccentrico. Eventi, appunto, che non si sono lasciati sfuggire nel caso di Achille Lauro, con quella sbottonata erotica di jeans durante “Rolls Royce” oppure dei vari Irama, faticosamente in fase di scavalcamento delle transenne col parterre e degli altrettanti Fedez e Blanco. In particolare i due, morsi da una tarantola musicale, hanno infiammato il clima, con coreografie mozzafiato, da chi rispettivamente ha giocherellato con Tananai e corteggiato scherzosamente Mara Sattei nell’ormai tormentone “La Dolce Vita” a chi ha superato ogni limite di sicurezza verso i cornicioni adiacenti al palco durante le sue “Notti in bianco”. Operazioni parkouriane, insomma, per il cantante romano, sempre più icona ribelle della generazione Z, con un animo dorato, come conferma ancora una volta la poetica “Brividi” col partner di palco Mahmood. Note steccate per Rkomi, invece, che ha spento completamente la voce per far salire il playback.
Per gli altri la palma d’oro delle hit orecchiabili, capaci di far scatenare pur non essendo veri e propri fan, da quel grido straziante di Chiello al ritmo martellante di Luigi Strangis, dalla calma olimpica dei saggi Franco 126 e Gazzelle alla sregolatezza festaiola di Margherita Vicario e di Ditonellapiaga.

Artisti del futuro o da una notte in Cavea? La risposta, come sempre, la daranno i minuti in più che scorreranno pure dopo questo articolo, ma di certo si inquadreranno come un pezzo di storia musicale da non trascurare, da un diritto artistico a esprimere la propria idea di vita da giovani e con i giovani che abbraccia platee sempre più trasversali.

Foto Elena Di Vincenzo, Vincenzo Tambasco



Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).

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